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Depressione Post-Infarto

 

 

Il riconoscimento ed il trattamento del disturbo nel paziente cardiopatico.

 

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Aree Tematiche

 

Ment-Ire

Pasquale Romeo, Psicoterapeuta

DELITTI FAMILIARI e crisi del ruolo paterno


Va constatato come la paternità subisca oggi un oggettivo processo di erosione. Per lo psicanalista Claudio Risé, la crisi del maschio ha le sue profonde radici nella secolarizzazione (la morte di Dio Padre), nell’industrializzazione (che "sequestra" i padri nel lavoro impedendo loro di trasmettere ai figli il «sapere istintuale e simbolico maschile»), nel consumismo che crea e appaga continuamente i bisogni, imponendo così l’indiscutibile principio femminil-materno della soddisfazione sistematica dei bisogni (veri e superflui che siano).

D’altronde la crisi e la decomposizione della famiglia producono quasi obbligatoriamente il ripiegamento sull’unico rapporto familiare storicamente certo, quello madre-figlio.Per David Blankenhorn (1995), un’"America senza padri" comporta violenze domestiche, gravidanze adolescenziali, violenza giovanile, abusi sui bambini, povertà infantile. Di qui la necessità di reintrodurre una ben definita e certa autorità paterna in famiglie responsabilizzate da forti vincoli di coniugio.

Gli Stati Uniti, dove diciassette milioni di bambini vivono senza alcuna figura paterna, oggi sono un Paese dalle enormi disuguaglianze di reddito ma scarso di differenze e gerarchie simboliche. Sono una società orizzontale, piatta, senza padri, composta da fratelli e sorelle in lotta solo per il denaro. In una società fatherless come questa si diventa tutti "figli" (e a lungo, come insegna la realtà italiana) ai quali non si dice mai di no, una società quindi infantile, disimpegnata e perversa a cui sembra rivolgersi il neocapitalismo della new economy. Il film emblematico è American Beauty del regista Sam Mendes, in cui un padre fallito reagisce alle frustrazioni abdicando al proprio ruolo e adottando il comportamento dei figli.Rimane solo da chiedersi se, in un sistema socioeconomico che adotta la flessibilità come unica parola d’ordine, che esalta solo gli obiettivi a breve termine e che spinge verso il continuo camaleontismo, sia possibile ricostruire uno spazio per paternità che sono per definizione coerenti, normative e durature.

Se, come scrive Richard Sennett (1999), «il capitalismo a breve termine minaccia di corrodere il carattere», di sicuro allora la paternità è un rapporto umano ad altissimo rischio di corrosione antropologica. Come già si può constatare.

L’intervento sul ruolo familiare è importante ma deve coinvolgere tutta la famiglia  in maniera globale.Infatti  la “casa” ha sempre rappresentato nell’immaginario collettivo la tranquillità, la sicurezza, il benessere della famiglia. I gravi fatti di cronaca degli ultimi tempi ci hanno però bruscamente costretto a modificare la visione del “nido familiare”, facendo crollare all’improvviso certezze ed infrangendo il “mito della famiglia che protegge” ad ogni costo.Tristi storie di abbandoni, abusi, maltrattamenti, violenze, e omicidi si consumano quasi quotidianamente dietro le porte, apparentemente uguali, delle nostre case, e si rincorrono, ancora una volta uguali, sulle prime pagine dei giornali, destinate presto a scomparire, incalzate da nuova cronaca. Storie che si lasciano dietro innumerevoli interrogativi, su tutti il perché.Perché nel luogo classicamente deputato agli affetti, “la casa”, la violenza raggiunge il suo culmine? Rabbia, vendetta, autodifesa, psicopatologia: quali sono le motivazioni che possono spingere un genitore ad uccidere il figlio, un innamorato l’amata, un figlio chi gli ha dato la vita, in una spirale di violenza che annulla qualsiasi sentimento di pietà? Interrogativi, questi, spesso destinati a restare senza risposte: la violenza negli affetti rappresenta, infatti, ancora la parte piu’ oscura dell’essere umano.Il tentativo è quello di cercare risposte, spiegazioni, di riflettere e dare letture a quello che sta succedendo, nel descrivere processi e percorsi che possono portare ad esplosioni di violenza e di individuare strumenti utili  ad interrompere il circuito della violenza, identificando quei segnali che non possono essere ignorati.Perciò questo  è solo un tentativo da approfondire altrove, per entrare nel vivo a:1) Analisi delle dinamiche familiari che possono sollecitare condotte violente (violenza fisica, psicologica, sessuale) e delittuose (infanticidio, matricidio, uxoricidio, parricidio);2) analisi dei vissuti e dei meccanismi di difesa della vittima e di chi commette violenza;3) proposta di strumenti psico-socio-giuridici per la prevenzione e gestione dei comportamenti violenti.In ultima analisi è interessante anche dedicarsi ad aspetti preventivi tramite:lo screening: procedure per l’analisi delle relazioni familiari, la rilevazione dei fattori di rischio ed elementi per la diagnosi differenziale, coinvolgendo anche al scuola instaurando un lavoro con il gruppo classe, gli insegnanti e i genitori e quindi con il territorio ed instaurando dei gruppi di auto-aiuto per i genitori. 

 

Suicidio

 

Nei Paesi occidentali, il suicidio rappresenta l’1% di tutti i decessi; secondo le recenti stime dell’OMS, si suicidano ogni anno nel mondo circa 800.000 persone. In Europa, il maggior tasso di suicidi si ha nei Paesi Scandinavi e in Austria; mentre nel mondo e’ il Giappone uno dei Paesi piu’ colpiti. Nel testo Il suicidio, che il sociologo francese Émile Durkheim (1858-1917) vi dedicò nel 1897; offriva la seguente definizione di questa tematica: "Dicesi suicidio ogni caso di morte direttamente o indirettamente risultante da un atto positivo o negativo compiuto dalla stessa vittima pienamente consapevole di produrre questo risultato". "In senso stretto, è l’atto con cui un individuo procura a sé volontariamente la morte";  L'ideazione suicidiaria ed il tentato suicidio sono fenomeni gravi e piuttosto frequenti nella popolazione generale. Un comportamento suicidiario è stato associato ad alcuni tipi di sofferenza psichiatrica, come ad esempio i disturbi dell'umore (depressione, disturbo bipolare), disturbi da uso di sostanze, ma pochi studi fino ad oggi hanno valutato la correlazione tra disturbi d'ansia e ideazione suicidiaria Evidente quindi l'importanza dei disturbi d'ansia in generale come fattori di rischio.. I sintomi ansiosi tendono ad essere sottovalutati inizialmente anche dal soggetto che li prova e dai suoi familiari, o addirittura vengono tenuti nascosti per vergogna o imbarazzo. Ciò che invece dovrebbe destare attenzione è rappresentato dai particolari meccanismi cognitivo-emotivi che si attivano in presenza di un disturbo d'ansia,  per esempio il rimuginio e la paura. Questi meccanismi di attivazione producono notevoli livelli di sofferenza e potrebbero costituire l’input per l'ideazione suicidiaria od il tentato suicidio. Molte volte inoltre nel corso di disturbi d'ansia, dal punto di vista cognitivo, la percezione di debolezza e di incapacità legate alla paura o al rimuginio si associano a intense demoralizzazioni.L’aspetto inquietante del suicidio consiste proprio nel fatto che puo’ colpire chiunque, trasversalita’ puo’ capitare in ogni luogo ed in ogni strato sociale, nonche’ la sua relativa imprevidibilita’. Non va dimenticato, ancora, che un fattore scatenante puo’ essere rappresentato dalle patologie organiche , in particolare le malattie croniche, debilitanti, degenerative, che privano l’individuo dell’autonomia e della liberta’ di movimento; tali patologie, spesso, si associano all’eta’ avanzata, aumentando cosi’ il margine di rischio. Anche i tratti di personalita’, secondo gli orientamenti piu’ recenti, possono aumentare o predisporre al rischio di suicidio: personalita’ cosiddette borderline, caratterizzate da impulsivita’, incostanza, intolleranza alla frustrazione; personalita’ istrioniche, che tendono alla drammatizzazione ed amplificazione dei propri stati emotivi; in genere, la presenza di un disturbo della personalita’ puo’ costituire fattore di indebolimento dell’autostima, in certe fasi della vita, e pertanto predisporre al suicidio. Vista l’estrema ampiezza e variabilita’ del fenomeno suicidio – di cui abbiamo illustrato solo alcuni aspetti – si comprende come siano complesse e sempre parziali tutte le campagne preventive

Un cenno a parte merita l’adolescenza infatti in questa particolare condizione di vita In adolescenza diversi sono i motivi che portano al suicidio come:

l’integrità del  nucleo famigliare può costituire un elemento protettivo nei confronti del fenomeno del suicidio degli adolescenti. La sua fragilità rappresenta un sicuro elemento di rischio.

l’analisi di questionari somministrati a adolescenti dopo un tentativo di suicidio, dimostra che il 50-70% di essi soffriva di evidenti disturbi depressivi.

Insuccesso scolastico: Il divario fra queste attese (più o meno reali, però percepite in modo importante dal giovane) e le risposte dell’adolescente diventa più grande.

 

Aspettando Godot: stili cognitivi e percezione del tempo come rischio psicopatologico

I patterns di attaccamento

Quando le proprio-cezioni (fame, sofferenza fisica, stanchezza) o le percezioni esterne (solitudine, trovarsi in ambienti nuovi o minacciosi) segnalano uno stato di vulnerabilità si attiva il sistema di attaccamento che guida il comportamento verso una precisa meta: ottenere aiuto e conforto. Il sistema di  attaccamento si sviluppa in base alle risposte dei genitori che possono essere molto diverse, per cui, a seconda che siano risposte di accettazione o di rifiuto delle richieste di
vicinanza del bambino, questi apprenderà a manifestare o a inibire le sue necessità di attaccamento. Agli schemi senso-motori che sviluppano i pattern di attaccamento si sovrappongono schemi appresi che convogliano aspettative e rappresentazioni di sé (come degno di attenzione o no) e degli altri (come accettanti o rifiutanti). Questi schemi cognitivi interpersonal che sono più maturi  si sostituiranno alle primitive regole senso-motorie nel guidare il comportamento di attaccamento del bambino. E’ probabile che il comportamento guidato da schemi interpersonali improntati ad una fiducia di base sia diverso dal comportamento di attaccamento guidato da schemi cognitivi sviluppatisi in un clima di sfiducia, durante l’interazione con genitori insensibili
alle richieste di protezione del bambino, o inefficienti nel rispondere ad esse. Questa ipotesi è stata oggetto di attente ed estese ricerche controllate, condotte in una situazione sperimentale nota come Strange Situation: in essa, il bambino e la madre vengono posti in un ambiente estraneo anche se confortevole (una stanza piena di giocattoli), in cui c’è una persona che il bambino non conosce. Quanto avviene nella stanza è osservabile attraverso uno specchio unidirezionale. Prima alla madre, poi all’estranea, poi ad entrambe vengono date le istruzioni di uscire dalla stanza, di trattenersi fuori per pochi minuti, e quindi di rientrarvi, in modo da studiare le reazioni del bambino alla separazione dalla madre, alla separazione da un estraneo, alla solitudine assoluta, alla unione con la madre, eccetera.

 

 


René Magritte
Château des Pyrénées

 

 

 

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