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Aree Tematiche Ment-Ire Pasquale
Romeo, Psicoterapeuta DELITTI
FAMILIARI e crisi del ruolo paterno
D’altronde la crisi e la decomposizione
della famiglia producono quasi obbligatoriamente il ripiegamento sull’unico
rapporto familiare storicamente certo, quello madre-figlio.Per David
Blankenhorn (1995), un’"America senza padri" comporta violenze
domestiche, gravidanze adolescenziali, violenza giovanile, abusi sui bambini,
povertà infantile. Di qui la necessità di reintrodurre una ben definita e
certa autorità paterna in famiglie responsabilizzate da forti vincoli di
coniugio. Gli Stati Uniti, dove diciassette
milioni di bambini vivono senza alcuna figura paterna, oggi sono un Paese
dalle enormi disuguaglianze di reddito ma scarso di differenze e gerarchie
simboliche. Sono una società orizzontale, piatta, senza padri, composta da
fratelli e sorelle in lotta solo per il denaro. In una società fatherless
come questa si diventa tutti "figli" (e a lungo, come insegna la
realtà italiana) ai quali non si dice mai di no, una società quindi
infantile, disimpegnata e perversa a cui sembra rivolgersi il neocapitalismo
della new economy. Il film emblematico è American Beauty del regista Sam
Mendes, in cui un padre fallito reagisce alle frustrazioni abdicando al
proprio ruolo e adottando il comportamento dei figli.Rimane solo da chiedersi
se, in un sistema socioeconomico che adotta la flessibilità come unica parola
d’ordine, che esalta solo gli obiettivi a breve termine e che spinge verso il
continuo camaleontismo, sia possibile ricostruire uno spazio per paternità
che sono per definizione coerenti, normative e durature. Se, come scrive Richard Sennett (1999),
«il capitalismo a breve termine minaccia di corrodere il carattere», di
sicuro allora la paternità è un rapporto umano ad altissimo rischio di
corrosione antropologica. Come già si può constatare. L’intervento sul ruolo familiare è
importante ma deve coinvolgere tutta la famiglia in maniera globale.Infatti la “casa”
ha sempre rappresentato nell’immaginario collettivo la tranquillità, la
sicurezza, il benessere della famiglia. I gravi fatti di cronaca degli ultimi
tempi ci hanno però bruscamente costretto a modificare la visione del “nido
familiare”, facendo crollare all’improvviso certezze ed infrangendo il “mito
della famiglia che protegge” ad ogni costo.Tristi storie di abbandoni, abusi,
maltrattamenti, violenze, e omicidi si consumano quasi quotidianamente dietro
le porte, apparentemente uguali, delle nostre case, e si rincorrono, ancora
una volta uguali, sulle prime pagine dei giornali, destinate presto a
scomparire, incalzate da nuova cronaca. Storie che si lasciano dietro
innumerevoli interrogativi, su tutti il perché.Perché nel luogo classicamente
deputato agli affetti, “la casa”, la violenza raggiunge il suo culmine? Rabbia,
vendetta, autodifesa, psicopatologia: quali sono le motivazioni che possono
spingere un genitore ad uccidere il figlio, un innamorato l’amata, un figlio
chi gli ha dato la vita, in una spirale di violenza che annulla qualsiasi
sentimento di pietà? Interrogativi, questi, spesso destinati a restare senza
risposte: la violenza negli affetti rappresenta, infatti, ancora la parte
piu’ oscura dell’essere umano.Il tentativo è quello di cercare risposte,
spiegazioni, di riflettere e dare letture a quello che sta succedendo, nel
descrivere processi e percorsi che possono portare ad esplosioni di violenza
e di individuare strumenti utili ad interrompere il circuito della
violenza, identificando quei segnali che non possono essere ignorati.Perciò
questo è solo un tentativo da
approfondire altrove, per entrare nel vivo a:1) Analisi delle dinamiche
familiari che possono sollecitare condotte violente (violenza fisica,
psicologica, sessuale) e delittuose (infanticidio, matricidio, uxoricidio,
parricidio);2) analisi dei vissuti e dei meccanismi di difesa della vittima e
di chi commette violenza;3) proposta di strumenti psico-socio-giuridici per
la prevenzione e gestione dei comportamenti violenti.In ultima analisi è
interessante anche dedicarsi ad aspetti preventivi tramite:lo screening:
procedure per l’analisi delle relazioni familiari, la rilevazione dei fattori
di rischio ed elementi per la diagnosi differenziale, coinvolgendo anche al
scuola instaurando un lavoro con il gruppo classe, gli insegnanti e i
genitori e quindi con il territorio ed instaurando dei gruppi di auto-aiuto
per i genitori. Suicidio Nei Paesi occidentali, il suicidio
rappresenta l’1% di tutti i decessi; secondo le recenti stime dell’OMS, si
suicidano ogni anno nel mondo circa 800.000 persone. In Europa, il maggior
tasso di suicidi si ha nei Paesi Scandinavi e in Austria; mentre nel mondo e’
il Giappone uno dei Paesi piu’ colpiti. Nel testo Il suicidio, che il
sociologo francese Émile Durkheim (1858-1917) vi dedicò nel 1897; offriva la
seguente definizione di questa tematica: "Dicesi suicidio ogni caso di
morte direttamente o indirettamente risultante da un atto positivo o negativo
compiuto dalla stessa vittima pienamente consapevole di produrre questo risultato".
"In senso stretto, è l’atto con cui un individuo procura a sé
volontariamente la morte"; L'ideazione suicidiaria ed il tentato
suicidio sono fenomeni gravi e piuttosto frequenti nella popolazione
generale. Un comportamento suicidiario è stato associato ad alcuni tipi di
sofferenza psichiatrica, come ad esempio i disturbi dell'umore (depressione,
disturbo bipolare), disturbi da uso di sostanze, ma pochi studi fino ad oggi
hanno valutato la correlazione tra disturbi d'ansia e ideazione suicidiaria
Evidente quindi l'importanza dei disturbi d'ansia in generale come fattori di
rischio.. I sintomi ansiosi tendono ad essere sottovalutati inizialmente
anche dal soggetto che li prova e dai suoi familiari, o addirittura vengono
tenuti nascosti per vergogna o imbarazzo. Ciò che invece dovrebbe destare
attenzione è rappresentato dai particolari meccanismi cognitivo-emotivi che
si attivano in presenza di un disturbo d'ansia, per esempio il rimuginio e la paura. Questi
meccanismi di attivazione producono notevoli livelli di sofferenza e
potrebbero costituire l’input per l'ideazione suicidiaria od il tentato
suicidio. Molte volte inoltre nel corso di disturbi d'ansia, dal punto di
vista cognitivo, la percezione di debolezza e di incapacità legate alla paura
o al rimuginio si associano a intense demoralizzazioni.L’aspetto inquietante
del suicidio consiste proprio nel fatto che puo’ colpire chiunque,
trasversalita’ puo’ capitare in ogni luogo ed in ogni strato sociale, nonche’
la sua relativa imprevidibilita’. Non va dimenticato, ancora, che un fattore
scatenante puo’ essere rappresentato dalle patologie organiche , in
particolare le malattie croniche, debilitanti, degenerative, che privano
l’individuo dell’autonomia e della liberta’ di movimento; tali patologie, spesso,
si associano all’eta’ avanzata, aumentando cosi’ il margine di rischio. Anche
i tratti di personalita’, secondo gli orientamenti piu’ recenti, possono
aumentare o predisporre al rischio di suicidio: personalita’ cosiddette
borderline, caratterizzate da impulsivita’, incostanza, intolleranza alla
frustrazione; personalita’ istrioniche, che tendono alla drammatizzazione ed
amplificazione dei propri stati emotivi; in genere, la presenza di un
disturbo della personalita’ puo’ costituire fattore di indebolimento
dell’autostima, in certe fasi della vita, e pertanto predisporre al suicidio.
Vista l’estrema ampiezza e variabilita’ del fenomeno suicidio – di cui
abbiamo illustrato solo alcuni aspetti – si comprende come siano complesse e
sempre parziali tutte le campagne preventive Un cenno a parte merita l’adolescenza
infatti in questa particolare condizione di vita In adolescenza diversi sono
i motivi che portano al suicidio come: l’integrità del
nucleo famigliare può costituire un elemento protettivo nei confronti
del fenomeno del suicidio degli adolescenti. La sua fragilità rappresenta un
sicuro elemento di rischio. l’analisi di questionari somministrati a adolescenti
dopo un tentativo di suicidio, dimostra che il 50-70% di essi soffriva di
evidenti disturbi depressivi. Insuccesso scolastico: Il divario fra queste attese
(più o meno reali, però percepite in modo importante dal giovane) e le
risposte dell’adolescente diventa più grande. Aspettando Godot: stili cognitivi e
percezione del tempo come rischio psicopatologico I patterns di attaccamento Quando
le proprio-cezioni (fame, sofferenza fisica, stanchezza) o le percezioni
esterne (solitudine, trovarsi in ambienti nuovi o minacciosi) segnalano uno
stato di vulnerabilità si attiva il sistema di attaccamento che guida il
comportamento verso una precisa meta: ottenere aiuto e conforto. Il sistema
di attaccamento si sviluppa in base alle risposte dei genitori che
possono essere molto diverse, per cui, a seconda che siano risposte di
accettazione o di rifiuto delle richieste di
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Di cosa ci occupiamo
› Disturbo d'Ansia Generalizzato
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